"ECO E NARCISO" copia da John William Waterhouse

olio su tela, 120 x 70dicembre 2008-febbraio 2009
Molto tempo fa, vivevano le Ninfe, bellissime fanciulle, vestite di veli impreziositi da fili d'oro e d'argento. Esse avevano lunghissimi capelli, che pettinavano specchiandosi nei laghetti e nei ruscelli. Amavano ballare e cantare e la loro voce era talmente melodica che incantava chiunque le sentisse.
Una di queste ninfe, Eco un giorno si imbattè in Narciso, un giovane dal cuore di pietra ,così superbo e geloso della propria bellezza, che non aveva attenzioni per nessuno tranne di sé stesso. Non appena la Ninfa Eco lo vide se ne innamorò. Purtroppo Eco non poteva più servirsi della propria voce se non per ripetere stupidamente le ultime parole gridate da qualcun'altro. Fu punita da Era perché la distraeva con lunghe favole mentre le concubine di Zeus, sfuggivano ai suoi occhi per mettersi in salvo.
Un giorno, mentre Narciso si preparava a tendere reti per i cervi, Eco lo seguì desiderosa di rivolgergli la parola; ma come al solito non poteva parlare per prima. A un tratto Narciso, accortosi di esser ormai lontano dai suoi compagni si mise a gridare "C'è qualcuno qui?" "Qui" rispose Eco, lasciando Narciso sorpreso perché non vedeva nessuno."Vieni" "Vieni" " Raggiungimi qua" " Raggiungimi qua" rispose Eco gioiosamente e balzò fuori dal cespuglio per abbracciare Narciso. Il ragazzo la respinse in modo brusco e fuggì lasciando la povera Eco lamentandosi con le ultime parole di Narciso.
Eco trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo d'amore e rimpianto, finché di lei rimase soltanto la voce. Gli dei, che dall'Olimpo avevano visto il comportamento di Narciso, decisero che una simile crudeltà non poteva rimanere impunita.Così decisero che, Narciso, dal cuore di pietra, dovesse provare sentimento soltanto per sé stesso e per la sua bellezza. Trascorsero giorni e intanto faceva molto caldo e, il giovane, stanco e assetato si mise in cerca di uno stagno per dissetarsi.Quando lo trovò si sporse per bere e vide la sua immagine riflessa nell'acqua e,sbalordito esclamò:" Che sublime bellezza, non posso più vivere senza che essa risplenda continuamente nei miei occhi".Narciso s'innamorò all'istante di sé stesso e da quel momento rimase fermo immobile senza mai staccare il suo volto riflesso nello stagno, come in preda ad un incantesimo.
Dalla terra ai piedi di Narciso nacque un magnifico fiore bianco dalla corolla rossa che prese poi il suo nome

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